Dr Charles Tannock

Member of the European Parliament for London

Brogli, e Kiev scende in piazza

Il Sole 24 Ore - 23 November 2004

Il profumo di democrazia si dissolve nell'aria glaciale di Kiev insieme con la storia bella di un popolo che invoca, difende, guadagna il suo diritto di esistere. Sembrava fatta l'altra notte per il candidato Viktor Yuschenko, l'uomo più amato dai quaranta milioni di elettori ucraini, sembrava che i brogli non potessero arrivare a tanto, non potessero ribaltare la volontà popolare che gli exit poll indicavano nelle prime ore della sera. Un'illusione ottica che si è dissolta all'alba quando decine di migliaia di giovani e meno giovani con le insegne arancioni di "Nostra Ucraina", la piattaforma politica sconfitta, hanno invaso, stupiti, piazza Indipendenza, sul Khreshatyk la "vasca" di Kiev che vende lampi di benessere su uno sfondo di dignitosa povertà.

Hanno ascoltato i loro leader, dallo stesso Viktor Yuschenko a Yulia Timoshenko, contestare il voto, annunciare battaglia, incoraggiarli a resistere, ad occupare la piazza, a portare viveri e bevande calde, a credere nella vittoria. Sono ancora lì, nel cuore della notte, a inneggiare, a cantare ad applaudire il beniamino sconfitto, dicono, da schede fasulle, da elettori comprati e moltiplicati, sono ancora lì a vivere un happening che si fa presidio arrabbiato con la stessa rapidità con cui l'apparente tolleranza del regime infila la maschera più severa. Non accetteremo violenze - fanno sapere il procuratore generale, il ministero degli interni, i vertici dei servizi di sicurezza -. Reagiremo con decisione. A tarda sera, Yuschenko torna dai suoi in piazza: c'è il timore di un'azione di forza della polizia nella notte, è importante restare in tanti.

La tensione cresce, quanto la pressione su Viktor Yanukovich, il premier uscente e presidente entrante a dare retta allo spoglio delle schede (a lui il 49,4 contro il 46,6 di Yuschenko con il 99% di voti scrutinati) e al suo tono deciso nel promettere alla nazione un futuro di rispetto ed attenzione alle istanze manifestate dagli oppositori. É l'uomo che voleva la Russia di Vladimir Putin e che voleva l'apparato del presidente Leonid Kuchma, per dieci anni gran manovratore di quanto di bello e quanto di brutto è accaduto in questo affascinante e sfortunato Paese.

L'incerta Ucraina, la terra di mezzo, dopo secoli di torcicollo spesi a guardare ora di qua ora di là, domenica aveva finalmente deciso di decidere. Voleva stare - concordano gli osservatori - in Occidente con la Nato e magari anche con l'Unione europea. Questo prometteva, continua a promettere, Viktor Yuschenko. Viktor Yanukovich - se si confermerà ufficialmente vincitore - la porterà verso Mosca. Eh sì, per chi non lo avesse ancora capito quaggiù si gioca una partita ancien régime, tutti impegnati a mimare la guerra fredda. Russia contro Europa-America, non più sul filo dell'ideologia, ma su quello della libertà. Che cosa spetta a Kiev, una democrazia stile moscovita o una democrazia a immagine e somiglianza dell'Ovest? La risposta è nelle piazze affollate di dimostranti che fanno pensare - con una massiccia dose di immaginazione - l'evocato scenario georgiano, ovvero folla in tumulto contro il principe. Difficile dire se accadrà, il contesto però non lascia spazio ad equivoci: il voto non è stato né fair né free, né onesto né libero. Lo ha detto per prima l'Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa che ha mandato una batteria di osservatori. Lo confermano i delegati del Consiglio europeo e quelli del Parlamento europeo. Dopo il primo turno - hanno ricordato - quando avevamo denunciato le interferenze delle autorità a favore del candidato oggi a capo del governo e ci eravamo augurati che la situazione potesse cambiare. Invece anche il ballottaggio è lontano dai requisiti delle democrazie occidentali. E via con casi di torpedoni carichi di elettori trasportati da un seggio all'altro, certificati fasulli e improvvise percentuali bulgare (98,5 per cento) di votanti nella regione di Donetsk da dove viene Yanukovich. Ce lo potevamo aspettare in Turkmenistan - ha commentato Charles Tannock, del Parlamento europeo - non in Ucraina.

Non se lo aspettava nemmeno Richard Lugar l'influente capo della Commissione esteri del Senato Usa, inviato speciale di George Bush a Kiev. Il giorno del voto è stato attuato - ha detto - un programma concordato di frodi e abusi sotto la guida o con la cooperazione delle autorità di governo. Nel ricordare che George Bush aveva minacciato di rivedere le relazioni con Kiev in caso di frode, Richard Lugar s'è appellato al presidente uscente Kuchma. Ha, per la terza volta, l'opportunità e la responsabilità di creare un risultato onesto e responsabile. La sua memoria politica guadagnerebbe prestigio se agisse per dare al mondo fiducia nella presidenza ucraina. Misure contro Kiev? Lugar non s'è esposto e ha rimandato al presidente Bush che le aveva minacciate. Dove, invece, non si comprendono tutte queste chiacchiere sul voto è là dove il voto di Kiev soddisfa interessi nevralgici e cioè a Mosca. Il portavoce della Duma Boris Gryzlov ha salutato Yanukovich vincitore e ha aggiunto: Non sono certo le ipotesi sulle irregolarità che possono cambiare l'esito fondamentale delle elezioni. Punti di vista, mentre la folla protesta, mentre le municipalità di Kiev, Leopoli, Ternopil da sempre pro-Yuschenko insistono nel non riconoscere Yanukovich presidente, mentre Leonid Kuchma continua a tacere. Questo silenzio - ha commentato Gyorgy Nemyria politologo dell'entourage di George Soros e presidente del Centro per gli studi europei ed internazionali - è significativo. Non ho dubbi che Yuschenko abbia vinto il voto popolare, ma ora ha due vie davanti a sé. O contesta il risultato davanti alla Corte, oppure si affida a dimostrazioni pacifiche invocando un nuovo calcolo dei voti. La terza ipotesi è lo scenario da incubo: scontri e violenze, un'ipotesi che non si può escludere. Di certo, oggi, c'è solo che il popolo ucraino ha dimostrato di essere democratico. Adesso spetta al governo.