Dr Charles Tannock

Member of the European Parliament for London

L'intervista «Imbarazzante, non è stato super partes»

Il Giornale - 1 October 2004

«Sì, non c’è alcun dubbio. Proprio Tony Blair è stato il grande sponsor per l’elezione di Prodi a presidente della Commissione.

Credeva fosse l’uomo giusto al posto giusto. Pensava che il Professore avrebbe battuto la burocrazia di Bruxelles e impostato un discorso di riforme liberali che mettessero in angolo il mercato sociale imposto dal binomio franco-tedesco. Si è dovuto ricredere sulle sue effettive capacità...».


Evita toni trionfalistici Charles Tannock, inglese, europarlamentare conservatore, nonostante, in definitiva, possa addebitare agli avversari laburisti la nomina di Prodi a Bruxelles. Non s’usa, in Gran Bretagna, sparare sull’avversario interno usando gli scenari Ue.

«E comunque - precisa Tannock in perfetto italiano - qui la politica, interna ed estera, non c’entra per nulla. Io ad esempio ho apprezzato molto la guida della commissione da parte di Jacques Delors che pure era socialista. Non altrettanto posso dire dei 5 anni di Prodi».

Mi spiega come mai l’uscente presidente della commissione non le è piaciuto?

«Intanto non possiede proprio nessuna dote di comunicazione che, nella Unione Europea di oggi, è fondamentale. Spesso si è mostrato impreparato su numerosi dossier. Ancora, ha messo in mostra una certa debolezza. E infine, gaffes a parte, diciamo che non è piaciuto per nulla il suo eccessivo coinvolgimento nella politica italiana, il suo duello con Berlusconi. Davvero imbarazzante. No, no... me lo lasci dire: Delors era di un’altra categoria, molto ma molto superiore».

Resta il fatto che Prodi, che in un primo momento si dava per sorretto proprio dagli inglesi - tanto che i francesi mostrarono di gradire poco il fatto che al suo fianco avesse tanti sudditi di sua Maestà, da Kinnock a Patten -, è finito nel mirino di tutta la stampa britannica. Senza esclusione alcuna. Strano, no, per uno che si dava come il terminale italiano di banche londinesi...

«Ha sbagliato troppo. Doveva mediare e invece si è messo a fare l’uomo di parte. Prendiamo l’Irak: ha sposato la linea franco-tedesca invece che cercare di ricomporre una Europa che si era divisa. Prendiamo l’economia: come si fa a definire stupido un patto di stabilità di cui dovresti essere il guardiano, visto che da presidente della Commissione sei il primo difensore dei trattati? E i paesi che osservano rigidamente il patto che sono, stupidi?! Ah, le gaffes sono state innumerevoli. Troppe».

Dice?

«Ma come si fa, mi chiedo, a ricevere una delegazione ucraina che cerca timidamente un approccio assicurando che il paese si sente europeo e rispondere loro, brutalmente, che anche i neozelandesi si sentono europei ma non per questo entreranno nella Ue!? Glielo racconto perché io sono buon conoscitore dell’Ucraina e questa sua risposta li ha davvero demoralizzati».

Insomma 5 anni da dimenticare, secondo lei....

«Meno, meno di 5 anni. Perché negli ultimi mesi ormai Prodi più che all’Europa - e lo si capiva perfettamente - si è dedicato completamente a un gioco domestico inaccettabile per chi lavora per l’Unione Europea. Avrebbe dovuto dare le dimissioni. Se n’è guardato bene. E anzi ha incrementato il suo lavorìo nella politica italiana. Non siamo mica ciechi, sa?».

Ma lei Tannock, lo sa che ora a Roma Prodi - dopo aver ipotizzato la creazione di un «suo» partito europeista a Bruxelles -, starebbe pensando appunto a una «sua» lista personale con cui andare allo scontro contro Berlusconi?

«Questa tendenza al culto della personalità, nel vostro paese, è una cosa che davvero non riusciamo a spiegarci. Lista Prodi, lista Bonino, lista Di Pietro, lista... Mussolini. Una vostra tradizione per noi inglesi davvero incomprensibile. Ma possibile che non si riesca a restare nel solco dei partiti che esistono in Europa e nel mondo?».

Prodi non l’è piaciuto, si diceva. Però sotto la sua presidenza c’è stato l’arrivo dell’euro, l’allargamento a 25 e la nuova Costituzione. Nelle pagine dei libri di storia si potrà leggere che fu l’autore di svolte epocali. O no?

«Intanto non è tutta opera sua. Ma poi chi l’ha detto che si tratta di svolte positive? Prenda l’euro. Il suo ingresso ha sollevato una marea di polemiche per i rialzi dei prezzi che si sono determinati nei paesi che l’hanno adottato. Si figuri che in Germania già l’hanno soprannominato t-euer (caro, ndr). E il rispetto del patto di stabilità costringe paesi come Francia e Germania a dover limitare gli investimenti, il che comincia a dar fastidio alle sinistre che non possono incrementare la spesa pubblica. Durerà l’euro? In Gran Bretagna diciamo jury is out, il giudizio è sospeso».

L’allargamento a 25 invece è tutt’altro che sospeso....

«Questo è stato invece un buon passo. Un big bang salutare per l’Unione di cui Prodi secondo me può essere orgoglioso».

In realtà qualcuno sostiene che voi inglesi abbiate gradito perché così s’annacqua ulteriormente l’ipotesi dell’Europa federale. Che anche Prodi voleva più presente nella Costituzione...

«Uh, sì, davvero. Lui è stato però davvero troppo federalista. Insisteva nel volere una Commissione più forte, non capendo che molti di noi hanno bisogno di tempo e di modifiche profonde per poter accettare una visione del genere. In Gran Bretagna già il fatto di dover accettare un presidente del Consiglio dei capi di Stato e di governo in carica per 5 anni e un unico ministro degli Esteri è considerato un possibile abbandono della sovranità nazionale, si figuri il resto».

E però la Costituzione a questo punto è fatta.

«Non giurerei sul fatto che resti. In molti paesi sono programmati dei referendum. Vedo che in Francia stanno nascendo parecchie obiezioni. Per quanto riguarda la Gran Bretagna sono quasi certo che non verrà accettata».

Ma secondo lei, Tannock, c’erano possibili alternative a quel che si è fatto che vi avrebbero convinto a votarla?

«Beh, secondo me Prodi avrebbe dovuto farsi sentire per redigere un testo più snello, con meno orpelli, con meno vincoli di quelli che si pongono oggi. Ma soprattutto avrebbe dovuto far meglio il suo lavoro di presidente della Commissione convincendo tutti gli europei che la Ue è una cosa seria».

Vale a dire?

«Ma guardi l’esito del voto delle ultime europee! I cittadini si stanno dissociando dalla Ue. A che serve, burocrazie a parte? E il progetto di Lisbona che doveva far ripartire le nostre economie che fine ha fatto? Progetti su progetti, ma di concreto? Nulla, nulla, nulla. Guardi anche l’ultimo caso che si è aperto: l’ingresso della Turchia. Ma chi l’ha detto che gli europei sono d’accordo? Chi li ha sentiti?».

Comunque ora si cambia pagina...

«... e io sono molto fiducioso perché conosco Durao Barroso, è un uomo di grandi capacità, un leader vero. Guardi che lui in Portogallo ha fatto riforme molto dure, ha tagliato drasticamente le spese per restare sotto al 3%, tanto che poi l’ha pagata alle ultime europee. Ma almeno ha fatto vedere di avere la stoffa del riformatore. Non come Prodi...».

Che comunque dovrebbe restare sul proscenio, almeno in Italia.

«E la cosa, me lo consenta, mi sorprende. Non riesco a capire come da voi goda di una certa popolarità un uomo che in Europa ha mostrato una così grande debolezza. Incerto, senza carisma, con un linguaggio astruso, lento e lungo. E soprattutto un uomo che oggi sta qui e domani là. Come si dice chameleon in italiano? Ah, sì: camaleonte».