Dr Charles Tannock

Member of the European Parliament for London

D’Alema e Agnoletto alleati contro gli USA

Il Giornale - 16 September 2004

Alessandro M. Caprettini

Certo, i toni son diversi. Ma la sostanza è la stessa. «Governi della Ue i cui rappresentanti siedono in questo Parlamento uccidono e bombardano in Irak. Per prima cosa occorre che se ne vadano le truppe che hanno illegalmente portato la guerra in quel Paese»

sostiene stridulo il leader dei no global Agnoletto, che di nome fa Vittorio Emanuele, ma che di regale ha poco se non le pretese.

«Occorre una svolta politica. Ed è difficile che si possa ottenere qualcosa di positivo se la forza multinazionale che ha occupato l’Irak non lascerà il Paese al più presto, permettendo una sostituzione con altre forze inviate dall’Onu e fin qui non coinvolte» annuncia a sua volta pacato ma fermo Massimo D’Alema.

Nell’emiciclo dell’Europarlamento non poca sorpresa, non solo sul centro-destra. È sulle rive del Reno che vede la luce questo nuovo asse sinistra-sinistra radicale che fin qui si era del tutto escluso in casa eurosocialista? Qualcosa di vero ci dev’essere: anche i francesi del Ps si accodano. Pierre Moscovicì chiama in causa proprio D’Alema quando spiega che la sostituzione dei soldati americani, britannici, italiani e quant’altri - come detto dall’ex-presidente del Consiglio italiano - la si deve fare con truppe dei Paesi arabi. Ma poi i cugini d’Oltralpe lasciano sola la sinistra italiana - da Rifondazione alla Margherita, passando per cossuttiani e dipietristi - che vara un appello in cui si chiede l’immediato cessate il fuoco da tutti i lati per la liberazione degli ostaggi, pur avendone due in mano di chissà chi. Mentre laburisti inglesi e socialdemocratici tedeschi son restii a prender posizione sull’argomento. «Gli uomini di Blair ci diranno solo alla fine come la pensano, se lo faranno...» sospira Pasqualina Napoletano, capo delegazione diessina nel gruppo eurosocialista.

Quelli di Schröder son sfingi in queste ore.

Si parla di vedute assai diverse nel partito che ha per simbolo la rosa nel pugno. Qualcuno smentisce. Fa notare che in un paragrafo messo a punto in comune è citato esplicitamente il “replacement”, il rimpiazzo delle truppe. Solo che nel documento poi varato assieme a Popolari e Liberali europei, di questo passaggio non c’è traccia e dunque non sarà votato.

Ma non è l’unica stranezza che prende piede in questa torre di Babele del 2000 che è l’Eurparlamento a 25 rispetto all’angosciante vicenda irachena. Di fatto quest’oggi si assisterà a un voto pressoché unanime (compresa dunque la sinistra di Bertinotti e di Agnoletto) che chiederà la liberazione di tutti gli ostaggi. A una seconda parte del documento che dovrebbe esser votata da socialisti, popolari e liberali in cui si invoca la fine di ogni atto terroristico e si auspica che l’Irak possa ritrovare la pace e i diritti umani, ma su cui non convergeranno quelli del Gue, la sinistra europea torna a dividersi. Bertinotti spiega: «Scherziamo?

In quel documento non c’è una sola parola, un solo riferimento alla guerra. È inaccettabile!». Ma poi, non nei testi quanto nelle parole, una parte dei socialisti, e più chiaramente italiani e francesi, spiegheranno che le cose potrebbero esser raddrizzate solo se chi ha appiccato il fuoco, e cioè Bush e i suoi, sarà spedito al più presto a casa. In sintonia col Gue, ma non col resto della compagnia.

A poco è servito che il leader liberale Watson abbia detto a D’Alema che «se brucia la casa del vicino non puoi star fermo a continuare a chiederti chi ha acceso il fiammifero». Applausi a scena aperta ma nessun ripensamento anche dopo le parole del commissario inglese Chris Patten che ha detto come «bisogna piantarla di esporre testosterone su entrambe le sponde dell’Atlantico» e che l’Europa dev’essere «un superpartner degli Usa senza sudditanze ma non un supercecchino». Forse avranno ottenuto ascolto tra laburisti e socialdemocratici tedeschi. Non tra italiani e francesi del Ps in sintonia con la nuova sinistra europea nell’inedito nuovo asse che ieri qualcuno ha ribattezzato D’Alema-Agnoletto, visto che in fondo Bertinotti - quando si sparse la voce che i rapitori delle due volontarie italiane pretendevano il ritiro del nostro corpo di spedizione in Irak - vi si oppose, suscitando non poche polemiche tra Rifondazione e i movimenti alla sua sinistra.

Sul resto del fronte poco da segnalare: compatti i popolari nel reclamare minore indifferenza nei confronti del terrorismo. Liberali sulla stessa linea (tranne Di Pietro e Giulietto Chiesa), euroscettici dubbiosi che una mozione a Strasburgo serva a qualcosa.

Pochi i colpi di scena. Tranne una frase del conservatore inglese Tannock che lapidario ha annunciato: «La richiesta di D’Alema è una resa incondizionata al terrorismo».